Tessitoria

Nel 1868, in seguito ad una disastrosa alluvione, diversi comitati si adoperarono per portare l’industria a Zola, in modo da sanare un'economia in forte difficoltà. Vennero aperte una segheria, una tessitoria e, nel 1875, per iniziativa privata di Raffaele Maccaferri, una chioderia, poi diventata vera e propria officina dalla produzione variegata ….”


(dal sito del comune di Zola Predosa)
Siamo nella seconda metà dell’800, l’Italia da pochi anni è stata unificata e Zola Predosa si trova ad affrontare le conseguenze di una grave alluvione che stava mettendo in ginocchio la comunità locale. Nascono così una serie di comitati con l’obiettivo di creare occasioni di lavoro.

Nel giro di pochi anni vengono quindi fondate diverse attività produttive, tra queste la “tessitoria” con la costruzione di tre capannoni a tunnel affiancati, della lunghezza di un centinaio di metri, che vengono edificati ai margini dell’abitato. Nella “Tessitoria” trovarono lavoro oltre 100 donne che si occupavano della filatura della canapa, diffusamente coltivata nel territorio fino alla metà del ‘900.

Di questa azienda non si hanno molte notizie, salvo alcuni titoli al portatore che vennero emanati nel 1875 per rimpinguare il capitale sociale di “lire 240.000”. Quel che è certo è che già nella metà del 1920 la parte Est dell’ambiente risultava occupata dalla “trattoria del fascio italiano di combattimento” che affacciava sulla strada Provinciale Bazzanese a poche centinaia di metri dal Palazzo Stella che allora ospitava il Comune, come si può vedere da una foto dell’epoca.

Nel dopoguerra, dopo alcune rivisitazioni del fabbricato, nella stessa area troviamo la trattoria “Musiani” a fianco del negozio Coop, ristorante noto e frequentato da molti bolognesi ancora alla fine degli Anni ’70.

Nel 1943 nel tentativo di distruggere il ponte sul Lavino, l’aviazione americana bombardò il centro del paese di Zola distruggendo tra l’altro la parte ovest dei 3 tunnel della Tessitoria.

Praxis Consulting - tessitoria edificio storico
Nei primi Anni ‘50 sui ruderi dell’edificio, ed utilizzando anche alcune delle colonne dello stesso rimaste intatte, vengono costruite alcune abitazioni, al lato delle quali sono ancora visibili le colonne ottagonali costruite in opera con mattoni fatti a mano, le stesse colonne che oggi si possono ammirare all’interno della nostra sede.

Alla fine degli Anni ‘40 ciò che rimane del lato ovest della tessitoria si trova ad ospitare l’officina di un meccanico specializzato nella riparazione di trattori e macchine agricole, finché alla chiusura della attività, nel 1978, l’edificio viene dapprima parzialmente utilizzato da una agenzia immobiliare e dagli uffici di una attività di logistica, per venire definitivamente abbandonato al fallimento di quest’ultima una decina di anni dopo.

Abbiamo acquisito l’immobile nel 2017 in completo stato di abbandono con l’idea di effettuare un restauro conservativo che mettesse in luce le potenzialità architettoniche dell’edificio, portando in risalto il soffitto costituito da un ordito di travi di legno e pianelle in cotto e lasciando a vista gli interventi che nel corso dei decenni erano stati effettuati, alcuni muri divisori in mattone pieno, altri muri in mattoni forati, fino a decidere di realizzare i pavimenti, gli infissi e gli uffici interni con materiali “poveri”, legno e ferro essenzialmente, che facessero risaltare la “fabbrica” che si era voluto realizzare alla fine dell’800.

Le scelte progettuali, magistralmente guidate dall’Architetto Guido Palomba in perfetta simbiosi con la Committenza, sono state improntate alla filosofia della ergonomia e del risparmio energetico, prestando quindi grande attenzione ai colori, alle insonorizzazioni, ai sistemi di climatizzazione basati su pompe di calore alimentate dal supporto di un piccolo impianto fotovoltaico, alle coibentazioni delle superfici tamponanti e coprenti.

Le moderne vetrate in ferro e vetro che delimitano gli spazi di lavoro più riservati si alternano ad aree openspace consentendo, da qualsiasi posizione, di godere della bellezza e della storia dell'antica struttura che li contiene.